Olimpia, il laboratorio mondiale dell’Olimpismo: una settimana di idee, responsabilità e futuro nella 19ª Sessione Internazionale per Delegati NOA e NOC
OLIMPIA – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel discutere il futuro dello sport mondiale a pochi passi dal luogo in cui, oltre duemila anni fa, nacque l’idea stessa dei Giochi. Alla International Olympic Academy di Olimpia, la 19ª Sessione Internazionale per i Delegati delle Accademie Olimpiche Nazionali (NOA) e dei Comitati Olimpici Nazionali (NOC) non si è limitata a riunire rappresentanti provenienti da ogni continente: ha costruito uno spazio di riflessione sul significato contemporaneo dell’Olimpismo.
Per una settimana, circa 120 delegati provenienti da 100 Paesi hanno discusso il tema scelto per questa edizione, “Empowering Inclusion, Integrity and Responsibility for Every Athlete”, interrogandosi su come rendere lo sport internazionale più inclusivo, più sicuro e più consapevole delle proprie responsabilità educative.
Dopo il trasferimento da Atene e la visita allo stadio Panathenaiko, dove il nostro Stefano Baldini vinse quell’indimenticabile medaglia d’oro ai Giochi del 2004, la cerimonia inaugurale ha accolto delegati e relatori nella sede dell’IOA.
Dopo i saluti iniziali del presidente dell’Accademia Charilaos Tsolakis e del presidente del Comitato Olimpico ellenico, Isidoros Kouvelos, ad aprire i lavori il panel dedicato a inclusione, integrità e responsabilità nei Giochi Olimpici con la partecipazione della membro del CIO Samira Asgharu e dell’ex atleta nell’hockey su ghiaccio Emma Terho, oggi presidente della Commissione Atleti del CIO che ha iniziato anche la sessione del giorno successivo, riportando al centro del dibattito una domanda apparentemente semplice ma decisiva: quale posto occupa davvero l’atleta nel sistema olimpico contemporaneo? Attraverso il tema della Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità degli Atleti, Terho ha proposto una visione nella quale il ruolo dell’atleta supera i confini della prestazione agonistica. Non soltanto protagonista in gara, ma soggetto attivo nella costruzione delle politiche sportive, interlocutore delle istituzioni e figura chiamata a partecipare alle decisioni che riguardano il proprio ambiente competitivo. Il messaggio lanciato da Olimpia è stato netto: proteggere gli atleti significa anche renderli parte delle scelte.
La visita al sito dell’antica Olympia e al Museo ha rappresentato un momento dalle emozioni forti, probabilmente anche data la vicinanza con l’edizione dei Giochi di Milano Cortina 2026. Vedere da vicino il luogo, dove ogni due anni, inizia il viaggio della Fiamma Olimpica per chi come la sottoscritta ha avuto il grande onore di essere Tedofora lo scorso 19 gennaio è stata una sensazione che mi porterò dentro tutta la vita.
Tornando invece al programma delle sessioni previste, successivamente il dibattito si è allargato al tema della leadership. Il filosofo dello sport Mike McNamee ha accompagnato i delegati dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra potere, governance e formazione etica. Secondo la prospettiva proposta, il dirigente sportivo del futuro non potrà limitarsi alla gestione amministrativa o all’efficienza organizzativa: dovrà possedere strumenti culturali per interpretare i dilemmi morali che attraversano lo sport globale. Educare leader etici, in questa prospettiva, significa costruire organizzazioni capaci di prendere decisioni giuste prima ancora che efficaci.
Su questa linea si è inserito l’intervento del professore brasiliano Nelson Todt, che ha riportato il confronto sulle Accademie Olimpiche Nazionali. Il loro compito, secondo la riflessione emersa, non è soltanto organizzare eventi celebrativi o attività formative episodiche, ma diventare centri permanenti di produzione culturale e di educazione civica. L’atleta formato all’interno del movimento olimpico dovrebbe uscire dall’esperienza sportiva con competenze che riguardano anche cittadinanza, responsabilità pubblica e capacità critica.
Il tema dell’integrità è poi entrato al centro della scena con l’intervento di Yannis Pitsiladis, che ha affrontato il concetto di sport pulito non soltanto come questione regolamentare ma come fondamento della fiducia collettiva nello sport. La protezione della competizione, il rispetto delle regole e la tutela degli atleti sono stati presentati come elementi inseparabili di uno stesso ecosistema.
Da qui il discorso si è spostato sulle organizzazioni sportive. Vesa Nissinen ha sviluppato una riflessione sulla responsabilità condivisa nella costruzione delle culture sportive. Il punto centrale emerso è che l’etica non si impone attraverso regolamenti formali ma nasce dal comportamento quotidiano di dirigenti, tecnici, staff e strutture organizzative. Una cultura sportiva sana, è stato sostenuto, si costruisce attraverso esempi coerenti e sistemi di responsabilità diffusa.
In una delle sessioni più teoriche dell’intero programma, Ik Young Chang ha invitato i partecipanti a guardare anche alle tensioni interne del Movimento Olimpico contemporaneo. Ripensare l’educazione olimpica, nella prospettiva proposta, significa sviluppare strumenti per comprendere criticamente la storia, le trasformazioni e le sfide future dell’Olimpismo senza ridurlo a una semplice narrazione celebrativa.
Tra i momenti più attuali dell’intera settimana si è collocata la riflessione sul safeguarding, tema affrontato da Stiliani “Ani” Chroni e successivamente approfondito da Cesar R. Torres. Gli interventi hanno insistito sulla necessità di costruire ambienti sportivi sicuri attraverso educazione, procedure e cultura organizzativa. La tutela dell’atleta è stata presentata non come misura emergenziale, ma come responsabilità permanente delle istituzioni sportive.
È poi intervenuta Maria Bogner, in rappresentanza dell’IOC Olympic Studies Centre, riportando l’attenzione su un tema spesso meno visibile ma fondamentale: il valore della conoscenza. Archivi, ricerca accademica e diffusione degli studi olimpici sono stati presentati come strumenti essenziali per mantenere vivo il significato culturale del Movimento Olimpico. A chiudere le sessioni di lavoro, gli interessantissimi interventi dei coniugi Zaharia su quella che deve essere l’evoluzione delle Accademia Olimpiche Nazionali, sull’implementazione delle loro strategie operative e formative, sulla loro possibilità di trovare finanziamenti per la propria attività e sull’importanza della loro vicinanza ai rispettivi Comitati Olimpici Nazionali.
Successivamente spazio ai gruppi di lavoro e al confronto internazionale. Nella Cerimonia di chiusura, oltre alla consegna dei diplomi ai partecipanti, ha trovato spazio la premiazione degli IOA Awards, novità di quest’anno che verranno ampliati fin dalla prossima edizione. Cinque categorie che hanno vista la vittoria di Brasile, Nuova Zelanda, Cechia (con la rivista dedicata allo Sport nell’Arte), Capo Verde e Nuova Guinea.
Una settimana intensa e formativa che ha lasciato nei partecipanti una gran voglia di tornare nei propri Paesi d’origine e mettersi a lavoro. La Sessione di Olimpia confermato ancora una volta la propria vocazione: costruire una comunità internazionale capace di pensare lo sport come strumento educativo, formativo e valoriale, uno spazio di responsabilità collettiva. Per dirla con le parole conclusive: lo sport può e deve saper cambiare il mondo.
Personalmente, vorrei chiudere con un ringraziamento a chi mi ha permesso di vivere questa splendida esperienza, dal presidente dell’Accademia Olimpica Nazionale Italiana Mauro Checcoli, a Marcello Standoli che mi ha seguita in ogni aspetto della trasferta, a Mirella Pirritano amica e colonna imprescindibile, al presidente del CONI Lombardia Marco Riva sempre presente anche a 1500 chilometri di distanza (in linea d’aria).
Grazie a tutti per l’opportunità e la fiducia,
Tiziana Pikler
Ambasciatrice AONI Lombardia e Delegato CONI Mantova