La prima volta che vidi i cinque cerchi olimpici fu in occasione delle Olimpiadi 1956 che si tennero a Melbourne durante le quali mia nonna Lisa regalò a mio fratello Giovanni ed a me un maglione che li riportava. In quell’anno Pino Dordoni, campione Olimpico nel 1952 ad Helsinki si esibì nella piazza del mio paese, Bettola, stipata da un pubblico plaudente. Sentii di nuovo pronunciare la parola Olimpismo durante le Olimpiadi romane del 1960 così ben descritte nel film “La grande Olimpiade” di Romolo Marcellini che gli valse il primo posto nel Festival di Cannes. La terza volta fu durante gli studi alla Scuola Centrale dello Sport del CONI dove la Storia dello Sport rientrava fra le materie da portare all’esame e dove rischiai la bocciatura se non ci fosse stato l’intervento del Prof. Vincenzo Cappelletti che invitò il prof Enrile a rivolgermi un’altra domanda alla quale risposi brillantemente consentendomi di superare l’ostacolo. La quarta occasione fu durante le Olimpiadi di Monaco tenutesi nel 1972 alle quali partecipai come ospite presso il Villaggio della Gioventù Olimpica frequentato da delegazioni di giovani in rappresentanza delle Nazioni di tutto il Mondo. E’ da lì che trassi l’ispirazione per fondare la Gioventù Olimpica Parmense, fucina di campioni e organizzare qualche anno dopo la Scuola Sport Barilla, oggi Festival Internazionale dei Giovani. La nomina di Ambasciatore dell’Accademia Olimpica rafforzò, poi, la mia fede nell’Olimpismo ed ora trovandomi ad Olimpia, sede della Accademia Olimpica Internazionale alla quale partecipo come delegato italiano ai lavori della Sessione Internazionale dell’Accademia Olimpica insieme ai rappresentanti di tutto il mondo, mi rendo ancor più conto di non aver perso tempo prezioso nella mia formazione e professione di Maestro di Sport.
La sede dell’Accademia ben segnalata durante il mio viaggio in minibus è sita in mezzo al verde in una località profumata da arance, mandarini e limoni dove si tengono ininterrottamente stage su argomenti riguardanti l’Olimpismo ed il suo impatto sulla Società di oggi.
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Anche quest'anno l'Accademia Olimpica Internazionale prosegue le sue straordinarie attività formative nell'antica Olimpia, a partire dalla 18a Sessione Internazionale per i rappresentanti delle Accademie Olimpiche Nazionali e dei Comitati Olimpici.
La sessione ospita 150 rappresentanti di 100 Accademie e Comitati Olimpici Nazionali e il tema principale è: "Il futuro dello sport" con un tema speciale: "Istruzione olimpica e intelligenza artificiale: un processo di trasformazione".
La cerimonia di apertura della sessione si è tenuta presso l'Anfiteatro dell'IOA, con gli interventi del Presidente dell'IOA (Accademia Olimpica Internazionale) Charilaos Tsolakis e del Presidente del Comitato Olimpico Ellenico, Isidoros Kouvelos.
E’ seguita una tavola rotonda sul tema: "Promuovere lo sviluppo globale: eSport (sport digitali) attraverso la prospettiva della Vision 2030 dell'Arabia Saudita". Il relatore principale è stato Sua Altezza Reale Faisal bin Bandar bin Sultan Al Saud (KSA), Presidente dell'International eSports (sport digitali) Federation (IeSF), presidente della Saudi eSports Federation (SEF), dell'Arab eSports Federation e della GCC eSports Federation.
In un contesto partecipato da Ambasciatori dell’ Accademia Olimpica il cui scopo è quello di salvaguardarne i valori ben espressi nel suo motto “PIU’ VELOCE, PIU’ ALTO, PIU’ FORTE” insieme si e’ preferito intervenire sui metodi, pedagogie, esercitazioni che possono aiutare, grazie alla IA, la promozione e la preservazione dello spirito olimpico attraverso l’educazione sportiva.
Per noi sportivi ma non solo, lo sforzo è alla base di ogni miglioramento in quanto stimola il processo di supercompensazione e dunque fornisce al nostro organismo “una tigre nel motore”.
Fra i partecipanti molto gradita la grande presenza femminile, i rappresentanti di nazioni africane e asiatiche e la rappresentante della Palestina alla quale è stato tributato un caloroso e lungo applauso. Mancavano i rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Bielorussia mentre la Cina era presente con tre osservatori esperti. Ciò che è estremamente positivo in questi contesti internazionali è allargare la rete delle conoscenze ed instaurare rapporti di collaborazione utili per approfondire argomenti di comune interesse che altrimenti rimarrebbero limitati ai nostri abituali rapporti locali.
La comprensione dei temi trattati è stata facilitata dal sito dell’Accademia che riportava i testi, le foto e le diapositive degli avvenimenti.
Mentre scrivo queste riflessioni mi trovo a Tirana dove oggi si tiene il Summit Europeo al quale parteciperanno i leader di tutto il continente che parleranno della sicurezza europea intervenendo su tre temi fra cui quello che mi trova più sensibile è la responsabilizzazione dei giovani e la loro emancipazione per poter costruire il futuro del Mondo alla luce dell’intelligenza artificiale e del cambiamento tecnologico. Molto sensibile e aggiornato sul tema anche per aver partecipato alla Sessione internazionale delle Accademie Olimpiche di tutto il Mondo tenutosi ad Olimpia in Grecia presso la sede dell’ Accademia Olimpica Internazionale, penso all’ incoerenza degli intenti che vede il mondo sempre più impegnato a militarizzarsi a danno del futuro dei giovani, dell’ambiente, dell’impoverimento economico e sociale , della fame nel mondo, della migrazione, dell’ agenda 2030 etc, che presuppongono la pace come fondamento a tale processo il che dimostra l’ inadeguatezza dell’uomo moderno ad affrontare e risolvere tale problema se lo affronta in tale modo. A tale non rinviabile quesito ha risposto in maniera più adeguata la sessione di Olimpia sul tema Il futuro dello sport e l’intelligenza artificiale nello sport. Alla partenza dall’Italia ero piuttosto perplesso sul fatto che sport e l’IA potessero andare a braccetto al fine di migliorare il futuro dello sport e di riflesso della vita. Gli sportivi sono i più affidabili testimoni che ogni progresso è frutto dello sforzo prodotto per ottenerlo e dunque non mi sembrava che la IA potesse agire in tal senso coerentemente alla sua mission olimpica: più alto, più alto, più forte insieme. La prima impressione avuta dalla prima relazione tenuta dal sultano …...che enfatizzava il business che genera lo sviluppo della IA mi aveva fatto pensare ad una operazione di business più che di educazione. Mi sono sbagliato perché nei quattro giorni di lavoro tutti i relatori e i 150 Ambasciatori delle Accademie Olimpiche del Mondo hanno prodotto un risultato sorprendente emerso nei 10 gruppi di lavoro dove si è evidenziato che le premesse all’ utilizzo e al successo della IA dipende innanzi a tutto dalla qualificazione di operatori del settore e dalle pedagogie, metodologie ed esercitazioni che saranno adottate per realizzarla. Dunque non giovani in balia della IA ma ben preparati per trarre da tale approccio il meglio che può dare. Molti dei pregiudizi e dei sospetti dell’inizio sono stati via via superati dando spazio all’ impegno di realizzare esperienze in ogni parte del mondo impegnate ad avvalersi della IA per preservare e promuovere i valori e l’educazione olimpica a cominciare da quelli consegnatici dalle Antiche Olimpiadi dal filosofo Pindaro e poi resi moderni da Pierre de Coubertin sino ai giorni nostri. De Coubertin riteneva che, a tale proposito fosse necessario internazionalizzare lo sport per renderlo veicolo di pace mondiale, democrazia e benessere mentale e fisico che, oggi, trova nella IOA (Accademia Olimpica Internazionale) il propulsore globale per la formazione nell'ambito olimpico e attraverso di esso, per formare le future generazioni di leader e promotori del cambiamento puntando all'eccellenza e guidati da valori universali e senza tempo e offrendo un'esperienza trasformativa che contribuisce allo sviluppo olistico dell'individuo, sia a livello personale che professionale.
La IOA agisce come forum internazionale per la libera espressione e lo scambio di idee tra persone di diversa estrazione in uno spirito di solidarietà, amicizia e rispetto reciproco.
Questo spirito universale lo si coglie da subito quando oltre ai sorrisi si vedono diversi colori della pelle giunti a Olimpia per la 18esima Sessione delle Accademie Olimpiche Internazionali dove partecipo come delegato italiano sul tema: il futuro dello sport. Educazione olimpica e intelligenza artificiale: processo di trasformazione. Il contributo che porto “ Arte e Sport nella modernità” è lo stesso presente nella Sessione Nazionale che si tiene contemporaneamente all’ Aquila. Penso che sarebbe stato utile se a tale Sessione fosse stata presente una rappresentanza di quei leader europei che oggi sono presenti a Tirana per ascoltare e dibattere quegli argomenti che si succedevano, curati da guru di livelli internazionale che coglievano i diversi aspetti, i diversi contributi che l’ intelligenza artificiale può portare allo sport attraverso gli sport digitali mettendo in evidenza il grande interesse dei giovani, il gigantesco business economico finanche le capacità motorie, intellettive e sociali che gli esport promettono promuovere. Il mio contributo che ho illustrato durante il mio incontro con i partecipanti al Master sugli Studi Olimpici, si è rivolto a quella inadeguatezza a cui va incontro l’uomo quando viene superato dalla tecnologia. Un argomento, un dibattito molto presente nell’ ambito di quei seminari sul folclore a cui partecipo durante i miei lunghi viaggi nell’ est Europa in cui è presente negli ultimi tempi una attività di grandissima importanza: quella della ricerca e della verifica dei meccanismi di adattamento delle forme tradizionali di cultura alle realtà contemporanee .Tale impegno risulta determinante se si vogliono mantenere i giovani legati alle radici pur consapevoli che, a tale scopo, è necessario soddisfare quelle attenzioni oggi presenti nei loro occhi, nelle loro orecchie e nei loro cuori.
Una frase che mi accompagna in quei viaggi è che il valore della modernità risiede sull’essenziale delle radici a cui aggiungo, in onore al nuovo Papa Benedetto XIV, l’insegnamento di Sant’Agostino: nutre la mente solo ciò che la rallegra.
A Olimpia sono state presentate e dibattute le tante strade da percorrere per avvalersi dell’intelligenza artificiale con argomenti che sono stati presentati come valore aggiunto allo sport e non come business.
Interessante la relazione del Senegal che coinvolge nei giochi estivi di Dakar, i direttori didattici e la formazione degli operatori ispirati dallo spirito olimpico. I giochi inoltre sono aperti a tante altre attività coerenti ai giochi stessi come il folclore, danza, musica, etc..La mia riflessione nel vedere i filmati presentati si riferisce non solo all’ ordine di studi con cui oggi vengono formati i futuri insegnanti di Educazione motoria in cui la parte pratica è assente ma soprattutto all’ assenza di una corretta educazione sportiva a tutto tondo dove quella olimpica dovrebbe essere presente.
Il tema della sessione è stato affrontato in un modo molto corretto e rispettoso delle radici dell’olimpismo ed è stato rivolto a riflettere se tali radici possano tradire i principi olimpici oppure rafforzarli. Al di là di alcuni interventi poco apprezzati in cui si è voluto mettere in evidenza la popolarità ed il business che supporta il suo utilizzo la stragrande maggioranza lo ha esaminato da un punto di vista dei valori che poi sono stati approfonditi in commissioni che al termine del convegno anno espresso i loro punti di vista fra l’altro molto vicini l’un l’altro che sono riassunti nella Dichiarazione conclusiva del Gruppo di cui ho fatto parte:
“Se Pierre de Coubertin fosse qui oggi, direbbe di cogliere l'opportunità offerta dall'intelligenza artificiale. È una sfida, certo, ma anche un'opportunità per trasformare il mondo in modo profondo. Il Movimento Olimpico ha sempre abbracciato l'innovazione, pur preservando i suoi valori fondamentali di eccellenza, rispetto e amicizia. Con questo strumento, se usato in modo positivo, possiamo rendere il mondo un posto migliore, democratizzando l'accesso all'educazione olimpica, preservando il patrimonio culturale e promuovendo una più profonda comprensione internazionale. La responsabilità di utilizzare la tecnologia per il bene dell'umanità, per migliorare, anziché sostituire, le connessioni umane che conferiscono al Movimento Olimpico la sua potenza e il suo significato, è nostra. Come proclamò lo stesso Coubertin: "I Giochi Olimpici furono creati per l'esaltazione del singolo atleta... ma anche per consentirgli di fungere da ambasciatore della sua nazione presso i giovani del mondo". Facciamo in modo che, in quest'era digitale, rimaniamo ambasciatori di questi valori umani senza tempo, utilizzando la tecnologia per costruire ponti anziché barriere tra i popoli della nostra comunità olimpica globale.”
Le mie riflessioni personali le traggo dall’insegnamento del nostro professore di storia contemporanea prof. Vincenzo Cappelletti.
Il prof. Cappelletti trattò l'argomento dello sforzo, della fatica, della volontà come qualità fondamentali in ogni settore della vita necessarie per ottenere successo ed oggi quanto mai necessarie per compensare quella perdita di qualità motorie, intellettive, volitive causate dalla eccessiva adesione alla società tecnologica: ".....una legge essenziale della vita, ignorata dagli uomini, ma seguita dallo sportivo è quella dello sforzo. I muscoli, la volontà, l'intelligenza, tutti i nostri organi hanno bisogno dello sforzo per progredire e vivere. Lo sforzo è la condizione essenziale per il progredire dello spirito e dei tessuti. Per progredire la vita ha bisogno di trovare ostacoli sul suo cammino. Il torrente perderebbe velocità se non ci fosse la resistenza del fondo sul quale si fa strada. Nella pedagogia contemporanea viene trascurata completamente questa parte così vitale nel fanciullo e consapevolmente vengono condizionati i fanciulli all' ipocrisia con se stessi e gli altri, ai malvezzi, all' inconsistenza. La vita è sacrificio, sforzo cosciente, lotta incessante, desiderio di accrescersi, di migliorarsi, di conoscersi. Le comodità impigriscono l'uomo ed il suo spirito"....
Penso, a tale proposito, che la strada da percorrere, per uscire dalla crisi economica in cui ci troviamo, non possa che riferirsi all' acquisizione di una maggiore cultura ed educazione al lavoro, alla fatica, al merito senza il quale non si può avviare nessuna ripresa ne sociale, né morale né economica.
Se l'uomo moderno non si avvale dello sforzo e della supercompensazione che induce ma si affida prevalentemente alla tecnologia risulta sempre più inadeguato a affrontare e trasformare in meglio la qualità di vita a cui aspira o meglio dovrebbe aspirare.
E’ da queste riflessioni da cui sono partito 41 anni fa per costruire il nostro progetto VIVAS acronimo di Vivere I Valori con l’Arte e lo Sport, tenendo di conto del mondo in cui oggi viviamo.
Avevo pensato in che modo si potesse creare tra le diverse agenzie una complicità e partnership durevoli avvalendosi del gioco, dello sport e dell’arte. Come la scuola non deve limitarsi a creare il buon allievo diligente, così l'associazione sportiva e artistica non devono limitarsi a creare il buon atleta e artista. Entrambe aspirano anche a formare il bravo “giocatore”, colui che in ogni tipo di competizione, gioco, sfida o disciplina, incarna e interpreta dei valori morali e delle attitudini motivazionali positive e gioiose. Ritenevo e ritengo che maestri e tecnici sportivi possono incontrarsi e sostenersi concretamente per rispondere insieme ad una domanda che viene posta loro dai genitori, dalla società civile: che uomo sarà questo bambino? Sarà giusto? Sarà allegro? Sarà sano? Un cittadino del mondo? Queste sono le domande, non se egli sarà disciplinato o se sarà un vincente. La mia ambizione è da sempre stata quella di realizzare insieme un modello di partnership tra gioco, sport, arte, salute, ambiente ed educazione fondato sul tipo di esperienze che un ragazzo incontra e supera per giungere ad essere un bravo ”giocatore”, uno che si diverte, che vuole sempre partecipare, che sa giocare con molti compagni diversi, che si adatta a luoghi e cose, alle regole, che nutre il gusto della sfida con se stesso, dell'addestramento a non arrendersi alle difficoltà del gioco, che non teme il rischio, la fatica, la vittoria o la sconfitta, uno con cui sia piacevole giocare. Quali esperienze di gioco formano un tale giocatore? Quali riflessioni? Quale curriculum? Il gioco, a differenza della vita, permette di imparare dall'errore in condizione di sicurezza. Così, consapevole che il gioco rappresenta le fondamenta su cui costruire il processo sportivo ed artistico, ho focalizzato tanti tipi di esperienze, avvalendomi di uno scenario internazionale, selezionando quei giochi e attività che ritenevo più attuali trasferibili in quelle discipline sportive e artistiche oggi più praticate e che riconoscono principalmente i valori morali e gli atteggiamenti positivi dei giocatori . Oggi si parla tanto di pace ed a me sembra che coloro che sono chiamati a realizzarla non abbiano giocato molto nell’ infanzia.
E' questa la sfida che desidero confermare e da subito.
L’ attestato consegnato a ciascuno dei 150 Ambasciatori è stato firmato dal passato presidente del CIO Tomas Bach, dal presidente dell’Accademia Olimpica internazionale Cariaos Tsolakis e dal decano della stessa accademia Konstantinos Georgiadis che ha magistralmente condotto la Sessione internazionale.
Al termine di queste riflessioni e tornando a Parma, in Italia mi domando se l’ anno 2026, anno olimpico, non potrebbe rappresentare una opportunità per invitare a riflettere sul tema e magari ripristinando la tradizione di quella giornata olimpica che ebbe tanto successo alcuni anni fa ed è festeggiata ogni anno in ogni nazione del mondo.
Molto utile al raggiungimento di tali obiettivi educativi il coinvolgimento di quei veri attori dello sport fra cui coloro che hanno vestito e onorato la maglia azzurra ed i valori sportivi mostrandoli coerentemente sul campo.
Carlo Devoti