Le "troppe pretese sui figli" dei genitori moderni, che spesso interpretano come un dovere di dare tutto ai figli, creano individui iperprotetti e incapaci di affrontare da soli le sfide della vita.
Invece di essere "spazzaneve" e rimuovere ogni ostacolo, dovreste comportarvi come "Istruttori di volo", insegnando ai vostri figli a cavarsela da soli, incoraggiandoli a confrontarsi con i propri sogni e a imparare a gestire la frustrazione, il che li renderebbe più “resilienti” e con una maggiore autostima.
Non preoccupatevi solo del cibo, dei vestiti “griffati”, delle “paghette” da dare ai vostri figli, affrontare con loro la sfera emotiva, cercate di interpretare bene i loro bisogni e le loro speranze, insomma dovete parlare più spesso con loro.
Non proteggeteli eccessivamente, non dite loro spesso “amore mio” (parole interpretate dai figli come una dipendenza eccessiva), metteteli in condizione di affrontare i problemi da soli, confrontatevi più spesso con loro e soprattutto ascoltateli.
Nello sport
Nelle attività sportive dei vostri figli offrite supporto, non pressione. Uno degli errori più comuni che correte il rischio di commettere, spesso con buone intenzioni, è quello di esercitare una pressione eccessiva su di loro per ottenere ottimi risultati.
È importante ricordare che il vostro ruolo non è quello di fare l’Allenatore, i vostri figli hanno già abbastanza pressioni esterne (dagli Istruttori, dagli Allenatori, dalle competizioni e dalle loro stesse aspettative verso se stessi), quindi non “pressateli” eccessivamente, otterrete il contrario!
Il vostro compito è quello di essere un rifugio sicuro, un sostegno incondizionato che permetta loro di sentirsi accettati e compresi, indipendentemente dai risultati e nei vostri momenti di condivisione, focalizzatevi sui progressi ottenuti, piuttosto che sui risultati. L’attività sportiva può essere emozionante per i vostri figli, ma può essere anche fonte di grande stress, soprattutto quando sentono il peso delle aspettative esterne. Dovete essere attenti osservatori, capaci di cogliere i loro segnali di stress (cambiamenti d’umore, irritabilità, difficoltà a dormire o preoccupazioni costanti riguardo alle prestazioni sportive): è questo il momento di intervenire. Create uno spazio di dialogo aperto e chiedete ai vostri figli come si sentono e se c’è qualcosa che li preoccupa.
Insegnate loro a vincere e a perdere e a volte il fallimento è una parte integrante dello sport e della vita. I vostri figli spesso temono il fallimento perché temono di deludere se stessi o chi li circonda e allora, è fondamentale insegnare loro che ogni insuccesso è un’opportunità di apprendimento, non solo nello sport, ma nella vita. I vostri figli osservano molto i vostri comportamenti e se vedono che affrontate le vostre situazioni di stress e di ansia in modo positivo, imparano a fare lo stesso e di conseguenza diventano un modello su come gestire le sfide, gli imprevisti e le pressioni che inevitabilmente arriveranno.
Conclusioni
Cari genitori, allenate anche voi la vostra “proattività” durante i momenti difficili e se una verifica a scuola è andata male, se una partita è stata persa, se la prestazione di vostro figlio non è stata buona, mantenete un atteggiamento equilibrato e di supporto, senza scaricare la frustrazione su di lui. Siate presenti nel modo giusto, sappiate quando offrire un abbraccio, quando dare un consiglio e quando semplicemente ascoltare: è importante bilanciare il proprio ruolo di guida con quello di sostenitore.
Prof. Maurizio Mondoni